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Due giorni al Flashback con il Museo del Calcolatore: calcolo meccanico e giri veloci a Follonica

Due giorni da espositore al Flashback tra Curta, Multisumma MC 4, Lagomarsino, bastoncini di Nepero e 10 minuti di time attack al simulatore a Tsukuba

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Due giorni al Flashback con il Museo del Calcolatore: calcolo meccanico e giri veloci a Follonica PUBLISHED
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AUTHORCamiu
TAGSretrocomputing,retrogaming,simracing
Due giorni al Flashback con il Museo del Calcolatore: calcolo meccanico e giri veloci a Follonica

Due giorni a Follonica per il Flashback con il badge da espositore al collo possono rivelarsi un'esperienza peculiare.

Da una parte c'era il festival vero e proprio: cabinati arcade accesi, tornei a tutto spiano, mercatini, chiacchiere su vecchi microcomputer e, la domenica mattina, il raduno delle auto d'epoca parcheggiate sulla ghiaia fuori dall'ingresso (con una Porsche 911 930 Turbo color oro che attirava sguardi quanto un coin-op raro).

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Dall'altra parte del padiglione c'eravamo noi con il tavolo del Museo del Calcolatore.

Il contrasto era evidente. Mentre a pochi metri si pestava sui pulsanti dei cabinati, al nostro banco le vere superstar del weekend sono state:

  • I Bastoncini di Nepero: immancabili per mostrare che prima dell'elettronica ci si affidava al legno e alle diagonali per moltiplicare senza perdere la testa. C'era sempre qualcuno lì a provare a incastrare le stecche per far tornare i conti.

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  • La Curta: il leggendario "macinapepe". Piccola, cilindrica, capolavoro assoluto di micromeccanica. Una volta presa in mano e spiegato il funzionamento a scatti e rotazione, era impossibile toglierla dalle mani dei curiosi.

  • La Lagomarsino: massiccia, rassicurante, con quella meccanica precisa che fa capire subito il peso (in tutti i sensi) dell'automazione contabile del secolo scorso.

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  • L'Olivetti Multisumma 14: un pezzo di storia pura, la primissima calcolatrice elettromeccanica a compiere moltiplicazioni prodotta da Olivetti all'inizio degli anni '40. Vederla e sentirla lavorare aperta, con la cinematica interna dei leveraggi e la stampa a vista, ipnotizzava chiunque passasse.

A fare da contorno c'erano gli abachi verticali, i moduli a valvole termoioniche e le schede informative sfogliate a ripetizione.

Tra una sessione esplicativa e l'altra sono riuscito a infilarmi in una specie di mini-torneo al simulatore. La formula era secca: 10 minuti di sessione a Tsukuba per tirare fuori il giro migliore. Purtroppo non sono riuscito a scendere sotto l'1:01.12: abituato a guidare cercando il passo e la consistenza sul passo gara, condensare tutto in una manciata di giri secchi con il cronometro contro ti lascia sempre con la sensazione di aver lasciato qualche decimo per strada.

Stare due giorni dietro al banco ha significato ripetere le stesse dimostrazioni a ciclo continuo, ma vedere la gente mollare per un po' i display a fosfori verdi per venire a girare una manovella o capire come fa un ingranaggio a memorizzare un riporto ha reso il fine settimana decisamente ben speso.

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